Piattaforme social “made in Europe”?

Immagine Pixabay

Spesso ci si chiede, ed è stato chiesto anche a chi scrive quando è stato nei panni del docente/relatore, quali soluzioni esistano al decadimento dei contenuti su Facebook, in particolare al dilagare di fake news e di hate speech. Da un autorevole ricercatore del MIT Media Lab una proposta è arrivata: la creazione, da parte dell’Europa, di un suo social network sganciato dalle piattaforme statunitensi.

A lanciare l’idea è stato Hossein Derakhshan, tra gli autori del rapporto Information Disorder per il Consiglio d’Europa, con un articolo sul Guardian. Lo studioso parte dalla considerazione che in realtà non c’è una sola Internet, ma tre: quella cinese, isolata dal mondo; quella europea, soggetta a limitazioni in materia di privacy, incitamento all’odio, diritti d’autore; e quella americana, dominata dai mega-player come Google, Facebook, Microsoft etc. è questa che detta le regole nel mondo della rete. E Derakhshan sottolinea:

La cosa più allarmante per una democrazia è come regolano la sfera pubblica e controllano la conversazione pubblica attraverso il modo in cui distribuiscono i prodotti culturali, in particolare la produzione giornalistica. Mai i media avevano perso così tanto controllo sulla distribuzione dei loro contenuti.

In tanto sta il potere dei social, in quanto essi riescono a orientare il lettore nelle sue (non)scelte: si sostituiscono alla sua volontà di leggere un articolo piuttosto che un altro nella misura in cui gli algoritmi sottopongono i contenuti sulla base della tracciatura delle precedenti opzioni. Secondo l’autore, i tentativi dell’Europa di contrastare questa tendenza sono falliti e non le resta che creare proprie piattaforme informate ai valori, alla cultura del Vecchio Continente. L’appello di Derakhshan è rivolto innanzitutto al servizio radiotelevisivo pubblico e in seconda istanza alle aziende che editano quotidiani d’informazione.

La piattaforma potrebbe essere ampliata per includere altre organizzazioni di media e fornire altri servizi. Ad esempio, i giornali nazionali potrebbero aderire alla piattaforma per distribuire la propria produzione e partecipare alla sua governance. La piattaforma potrebbe anche preparare l’infrastruttura tecnica (come i servizi cloud o una rete di distribuzione dei contenuti) per incoraggiare e facilitare gli imprenditori europei a fornire servizi alternativi alle super piattaforme statunitensi.

Secondo l’autore è una strada percorribile. Soprattutto, è una direzione obbligata.

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