L’eleganza smarrita della virgola

L'eleganza del riccio

In tutti i libri sulla scrittura che ho incrociato, non ho trovato nulla di così efficace quanto alcune pagine del romanzo “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery. Che infatti ho scelto come letture di introduzione a incontri laboratoriali. Nei brani cui mi riferisco, pungenti considerazioni sono affidate alle due co-protagoniste: prima la portinaia Renée, poi la piccola Paloma. Ci concentriamo su quella, rimandando quest’ultima ad altro approfondimento.

Renée, donna tanto colta quanto dimessa, riceve un biglietto da Sabine Pallières che le provoca uno shock.

Madame Michel,
potrebbe, ricevere i pacchi della tintoria
questo pomeriggio?
Passerò a prenderli questa sera alla guardiola.
La ringrazio anticipatamente,
Firma scarabocchiata

A trafiggere l’animo della donna non è l’invito della mittente, ma l’errore linguistico: la virgola al posto sbagliato.

Il gatto dorme.
La lettura di questa frase insignificante non ha risvegliato in voi nessun sentimento di dolore, nessun barlume di sofferenza? È legittimo.
Ora:
Il gatto, dorme.
Ripeto affinché non sussistano ambiguità:
Il gatto virgola dorme.
Il gatto, dorme.
Potrebbe, ricevere.
Da una parte abbiamo un uso prodigioso della virgola che, prendendosi delle libertà con la lingua, che di solito non l’ammette prima di una congiunzione coordinativa, ne esalta la forma:
Mi hanno rimproverato non poco, e per la guerra, e per la pace …
E dall’altra abbiamo le sbrodolature su carta velina di Sabine Pallières che trafigge la frase con una virgola divenuta pugnale.

Renée è indignata perché una come la donna autrice del messaggio non dovrebbe scrivere in quel modo: essendo ricca e frequentando i salotti buoni della città, è tenuta a sapere scrivere. Comprensione è dovuta a chi non può permettersi l’istruzione, o non ne ha potuto avere la sensibilità per motivi familiari. Ma Sabine no:

I favori della sorte hanno un prezzo. Per chi beneficia dell’indulgenza della vita, l’obbligo del rigore nella considerazione della bellezza non è negoziabile. La lingua, ricchezza dell’uomo, e i suoi usi, elaborazione della comunità sociale, sono opere sacre. Che con il tempo evolvano, si trasformino, si dimentichino e rinascano, che talora la loro trasgressione divenga fonte di una maggiore fecondità, non esclude affatto che prima di prendersi la libertà del gioco e del cambiamento occorra aver dichiarato loro piena sudditanza.
Pertanto gli eletti della società, coloro che la sorte esclude da quelle servitù destinate al povero, hanno la duplice missione di adorare e rispettare lo splendore della lingua. In definitiva, che una Sabine Pallières usi la punteggiatura a sproposito è una bestemmia tanto più grave in quanto, al contempo, poeti meravigliosi nati in caravan puzzolenti o in baraccopoli nutrono per essa il santo rispetto che è dovuto alla Bellezza.
Ai ricchi il dovere del Bello.

Ora, a parte la scrittura a mio parere formidabile, e a prescindere dalla condanna di stampo classista, trovo le pagine sopra descritte quanto mai interessanti e attuali, nella misura in cui l’uso improprio della virgola, proprio nei termini descritti da Barbery, è purtroppo largamente diffuso nei giornali. Sia da parte di collaboratori di edizioni provinciali di testate locali, sia da parte di professionisti firme di editoriali nelle prime pagine dei maggiori quotidiani: questo povero segno di punteggiatura ha perso la sua funzione logica, vera ragion d’essere, per ridursi a mero segnale di pausa nella lettura (come per dire: “ora prendere fiato”), soprattutto quando il verbo si trova lontano dal soggetto e si vuole così – goffamente – sottolinearlo. Con la conseguenza che molti passaggi risultano poco leggibili ed efficaci e se ne inficia l’eventuale validità contenutistica e lessicale.
Non riprendo le regole sulla virgola, ma riporto solo un esempio di errato uso trovato su un quotidiano (ometto alcuni elementi per evitare si possa risalire all’autore):
Il confronto all’interno del partito dopo il risultato alle elezioni politiche, promette di farsi aspro ma il segretario Giorgio De Giorgi, non si sente sul banco degli imputati e derubrica a contestazioni di chi non ce l’ha fatta gli attacchi che sono partiti al suo indirizzo.
Due virgole fuori posto entrambe da rimuovere: semmai una potrebbe stare prima del “ma” (…farsi aspro, ma…).
Basterebbe rispolverare le nozioni scolastiche o riprendere un qualunque manuale di lingua per ricordare che vige il divieto imperativo di usare la virgola tra il soggetto e il verbo e tra questo e il complemento. Molti giornalisti l’hanno dimenticato: chi scrive sbaglia, chi in redazione dovrebbe correggere non lo fa più. Pieni di questi errori, i giornali non meritano di diventare modelli da studiare a scuola o cui ispirarsi per imparare a scrivere. Anzi, rischiano di essere presi come testi da non imitare.

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