La risorsa ufficio stampa nell’era del web 2.0

Da "Dove sta la notizia" di G. Di Fazio e O. Vecchio

 

Abbiamo già visto come il lavoro giornalistico abbia avuto nel settore degli uffici stampa pubblici di fatto il solo ambito di crescita dell’occupazione [1]. È evidente la tendenza all’espansione delle attività di informazione e comunicazione anche nel settore privato. Ma, al di là dei numeri, come cambia il lavoro dell’ufficio stampa? Quali competenze richiede al giornalista-comunicatore? E quanto della mission informativa si riesce a conservare in questa nuova posizione? Domande tanto più urgenti nell’era dei social media.

La scuola tradizionale dell’ufficio stampa insegna che l’ufficio stampa è quella funzione dell’organizzazione (di un’azienda, di un ente pubblico etc.) deputata a gestire i rapporti con i media e che per questo può utilizzare vari strumenti: redazione e diramazione di comunicati stampa, organizzazione di conferenze stampa, cura di un eventuale house organ (rivista), realizzazione della rassegna stampa. Generalmente, e specie nel settore privato, l’ufficio stampa è anche ufficio comunicazione, con mansioni che sconfinano nelle relazioni pubbliche e nel marketing, laddove queste altre funzioni non siano coperte da altri uffici.

L’avvento di Internet, già da diversi anni a questa parte, ha allargato il lavoro dell’ufficio stampa attribuendogli di fatto la cura e l’aggiornamento del sito web, o comunque della parte più propriamente informativa di esso, e la redazione ed invio di comunicazioni periodiche attraverso newsletter a frequenza variabile. Già a questo punto era evidente una metamorfosi: mentre in precedenza l’ufficio stampa interloquiva prevalentemente con i giornalisti, attraverso lo spazio web la comunicazione può essere diretta e dunque i comunicati stampa smettono di costituire prerogativa delle redazioni, per essere potenzialmente alla portata di ogni lettore. Una prima svolta, dunque, è che le informazioni relative a quella organizzazione cessavano di essere solamente mediate dai giornalisti, ma cominciavano a potere essere fruite anche direttamente dal pubblico [2].

In questo senso, l’avvento dei Cms, i sistemi di gestione dei contenuti online, ha facilitato la creazione e l’aggiornamento dei siti Internet, incoraggiando gli uffici stampa nella pubblicazione di webzine curate dai giornalisti a capo dell’ufficio. Un’ulteriore evoluzione degli ultimi anni è consistita, dunque, nella realizzazione di giornali telematici, che tendenzialmente hanno sostituito gli house organ dove esistenti o, specie nei casi di limitata disponibilità economica, hanno rappresentato la sola possibilità di editare una testata giornalistica. Ovviamente, avere a che fare con linguaggi html o php, con database o plugins, rappresenta un salto non indifferente rispetto al più tradizionale rapporto con il software per l’impaginazione o le bozze della tipografia, i file di testo o di immagine. Nel mentre, con lo sviluppo della capacità delle connessioni, la conferenza stampa è diventata un evento da mandare in diretta online in streaming. L’espansione degli spazi informativi sul web ha portato la rassegna stampa ad essere non soltanto l’insieme di ritagli di giornale, ma un vero monitoraggio della rete, nell’un caso e nell’altro magari affidato a società specializzate.

Il giornalista è stato chiamato quindi a uno sforzo di aggiornamento, ma fin qui le innovazioni digitali hanno comportato certamente una valorizzazione della sua professionalità, allargando la sfera dei destinatari e impegnandolo nella realizzazione di prodotti effettivamente informativi.

La svolta più recente è di portata ancora maggiore e per certi versi rivoluzionaria, perché l’ufficio stampa si trova davanti ad ulteriori nuovi canali di comunicazione: social network generalisti come Facebook o professionali come Linkedin, oppure ancora Twitter. Strumenti che, non rappresentando una semplice evoluzione dei precedenti, pongono alcuni interrogativi: è compito dell’ufficio stampa inserire i post oppure i tweet? E se sì, con che modalità? E a quel punto è un giornalista chi “posta” o scrive, o una professionalità diversa? È una evoluzione del mestiere del giornalista o un’altra cosa? Quali competenze sono richieste al giornalista-comunicatore? Il dibattito è aperto, in seno alla categoria giornalistica e a quelle dei comunicatori, e non è questa la sede per dare risposte.

L’unica certezza è che, se questo diventa il lavoro dell’ufficio stampa, intanto la stessa denominazione si rivela impropria perché non è più solo la stampa, sebbene intesa latu sensu come sistema dell’informazione, a veicolare notizie e dunque a formare l’opinione del pubblico. Se questo è il lavoro, inoltre, certamente sarà compito di un ufficio che in maniera integrata percorra tutti i canali: trasmettendo notizie attraverso agenzie, giornali, radio e televisioni, ma non tralasciando il sito web, i social network e più in generale la blogosfera.

«Un approccio del tutto nuovo a un universo informativo nuovo, approccio verso il quale il mondo delle media relations, almeno in Italia, è in netto ritardo e anzi registra resistenze da parte dei professionisti della comunicazione. Resistenze culturali, innanzitutto, legate all’immensa e sin troppo travolgente carica innovatrice della rivoluzione digitale, che sta riscrivendo il Dna del sistema di produzione e circolazione dell’informazione. Resistenze legate anche, però, alla difficoltà di ripensare il proprio ruolo, la propria professionalità con regole e strumenti nuovi»[3].

Dunque, il lavoro del giornalista che scrive il comunicato e lo trasmette ai destinatari nei media è superato e la nuova dimensione richiede uno sforzo di aggiornamento che permetta intanto di padroneggiare i nuovi strumenti digitali, quindi di utilizzarli. Se poi chi pubblica il post o il tweet è un giornalista preparato e competente, che sappia scrivere in corretto italiano e formulare sintesi valide, che proponga titoli efficaci e rispetti le regole deontologiche, sarà un elemento di vantaggio per il giornalista che accede alla notizia, per il pubblico che acquisisce l’informazione e per l’ente o l’azienda in cui il professionista presta servizio.

[1] L’attività di informazione e comunicazione in ambito pubblico è disciplinata dalla legge 150/2000, che prevede la professionalità giornalistica nel lavoro di ufficio stampa e che pertanto, laddove applicata, ha portato all’affidamento di incarichi o all’assunzione di giornalisti, pubblicisti o professionisti.

[2] Naturalmente, la possibilità di utilizzare un canale diretto non esclude l’opzione di conservare un accesso “riservato” ai giornalisti, destinando loro informazioni diverse rispetto a quelle pubblicate in altri spazi.

[3] D. CHIEFFI, Online media relations. L’ufficio stampa su Internet, Il Sole 24 Ore, Milano, 2011, pag. 14.

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