Greco e il Tg4 dalle piazze ai fatti

Gerardo Greco e la "nuova" Rete4

La rivoluzione dell’informazione in Rete4 è cominciata sotto il sole di agosto, quando ad assumere la direzione del Tg4 è stato Gerardo Greco: una vita in Rai, profilo diverso dai suoi predecessori, ha il compito di cambiare registro rispetto alla retorica populista degli ultimi tempi.


Al Tg4 Greco poterà la sua esperienza di 26 anni nella tv pubblica, dove è stato per 13 anni corrispondente dagli USA prima di condurre Agorà su Rai3 e da ultimo il Giornale Radio. Nelle interviste estive ai quotidiani, in occasione del suo “insediamento”, è stato chiaro sull’informazione che vuole proporre con il telegiornale e anche con la sua trasmissione del giovedì, Viva l’Italia. “Atteniamoci ai fatti, questo racconterò. Ho una visione molto laica della cronaca e della vita. Non si può far finta di non vedere” (ll Giornale), è il sunto della scuola americana che ha praticato per dodici anni: attenzione ai fatti della strada, prima la cronaca e poi la politica, niente pastoni politici di apertura. La chiave forse è proprio questa: “Raccontare la politica attraverso la società, e non più attraverso le piazze. È quello che un tempo faceva la Rai, prima di cedere questo spazio a La7”; e la principale antagonista è proprio la tv di Urbano Cairo.

Gerardo Greco e la "nuova"  Rete4
Gerardo Greco e la “nuova” Rete4

Evidente, quindi, il cambio di passo rispetto alle trasmissioni che hanno favorito la creazione nell’opinione pubblica di un atteggiamento “anti-sistema” poi riversatosi fatalmente nelle elezioni politiche. Pier Silvio Berlusconi ha negato ogni motivazione extra-industriale: “Noi non facciamo ragionamenti politici, ma discorsi economici. Il ciclo di quei programmi ci sembrava finito e volevamo dare un volto diverso alla rete”, ha detto, in sede di presentazione ufficiale, l’amministratore delegato di Mediaset. Eppure è difficile non rilevare, nella trasformazione giornalistica, un risvolto in chiave di orientamento elettorale, tanto più se si guarda anche al resto della “squadra” chiamata a reggere il prime time con nuovi programmi: Roberto Giacobbo, Piero Chiambretti, Nicola Porro, Barbara Palombelli.

Lo stesso Gerardo Greco lo ammette a Repubblica (17 agosto) quando dice che “anche io, facendo Agorà in maniera non ideologica, ho probabilmente ingrassato il populismo”. E allora “bisogna tornare alla realtà oggettiva dei fatti, non lasciarsi risucchiare dallo scontro élite-popolo”. Come spiega meglio al Foglio (11 agosto), si tratta di “illuminare il singolo”, cioè “prendere le persone, una alla volta, perché nella massa non troverai mai il pensiero. Nella folla il pensiero si annacqua, si perde dietro a una facile arma di mobilitazione”. Greco, invece, vuole “partire dalle notizie, per portare la politica dentro i fatti”.

“Il mio intento, se ci riuscirò, è di prendere per mano un pubblico che dopo dieci anni di crisi è ovviamente spaventato, per offrirgli delle spiegazioni, dei percorsi logici e non delle chiavi di lettura che poi diventano ideologia. Le chiavi di lettura non aiutano a ragionare. Trovo estremamente semplicistico, persino pericoloso, il derby sistema-antisistema, che sta diventando la narrazione comune di ciò che accade nel nostro paese”.

Un proposito tanto lodevole, quanto estremamente complesso, che a settembre andrà – è il caso di dire – alla prova dei fatti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *