Eni vs Report, in diretta twitter la replica alla tv

da La Sicilia, 15 dicembre 2015

 

Forse esagera chi la definisce una data storica del giornalismo italiano, ma di sicuro quanto accaduto domenica sera segna uno spartiacque nel rapporto tra la televisione e i social media: mentre Report, la trasmissione di Rai3, mandava in onda “La trattativa” sugli affari di Eni, sull’account Twitter del colosso energetico scorreva una contemporanea contronarrazione. Ovvero: la testata tv offriva la sua ricostruzione delle vicende, la multinazionale controbatteva in diretta mettendo a disposizione dati e grafici. 

Sicché due “stream” fluivano parallelamente: da un lato il flusso del “piccolo” schermo ancora medium principale nell’informazione, dall’altro i tweet sul “micro” schermo concorrente con smartphone e tablet; da una parte il giornalismo d’inchiesta in una fra le sue vesti più autorevoli in Italia, dall’altra la comunicazione d’impresa in una forma nuova e rivoluzionaria. Perché Eni non si è comportata come altre aziende oggetto di approfondimenti giornalistici avevano fatto finora e cioè scegliendo di non replicare, di rispondere con un comunicato stampa, chiedere una rettifica o addirittura muovere una querela, il giorno dopo la trasmissione. Ben conoscendo le modalità di azione di Milena Gabanelli e collaboratori, la società dapprima si è sottratta al giogo dell’intervista evitando di esporre i suoi dirigenti, nella consapevolezza di potere restare vittima del taglio e montaggio, in seguito ha preparato un dossier contenente documenti e immagini, lo ha caricato sul sito web e lo ha quindi diffuso in vari tweet in contemporanea al servizio tv. Una mossa strategicamente ben organizzata e professionalmente ineccepibile: nessun attacco o censura, soltanto la proposta di un’altra verità sulle presunte tangenti legate alla concessione di un giacimento offshore in Nigeria; sulla vendita della società Versalis e sulla dismissione della partecipazione in Ceska Rafinerska; sull’impatto ambientale delle attività industriali nel sito di Gela (in merito al quale Eni pubblica anche un articolo del quotidiano La Sicilia).

Al primo delle 21.52 ha fatto seguito una raffica di tweet a distanza di due-tre minuti durante il servizio giornalistico e poi successivamente ai commenti. Una manovra azzeccata? Certamente, in termini assoluti, il pubblico televisivo è enormemente più numeroso dei fruitori di twitter. Ma il contropiede è stato efficace nei confronti degli utenti più attenti ed esigenti, quelli che approfondiscono e confrontano. Cui non basta neppure l’autorità di Report, riconosciuta ma altre volte messa in discussione.

E stavolta a minacciarla è il fact-checking opera dell’autorevole giornalista Marco Bardazzi, da pochi mesi responsabile della comunicazione di Eni, già corrispondente dagli Stati Uniti per l’Ansa, caporedattore centrale e digital editor della Stampa (nonché autore del saggio “L’ultima notizia. Dalla crisi degli imperi di carta al paradosso dell’era di vetro”). Che così accendeva il confronto: “Ma stasera su Rai3 danno una fiction su Eni? Ah no, è Report. Se non vi interessano le fiction, qui trovate i fatti”. E via dicendo, con altri tweet ficcanti. L’antagonista di Bardazzi, Milena Gabanelli, interveniva firmando un tweet piuttosto tardivo dall’account di Report: “Eni sta scrivendo il falso. Hanno rifiutato l’invito, con richieste e attese andate avanti per un mese”. Al quale Bardazzi faceva seguito ancora una volta sovvertendo le regole (“La prossima volta fateci intervenire in diretta, per un vero contraddittorio”), tanto che il direttore di Rai3, Andrea Vianello, doveva prendere le difese di Report precisando che “non prevede ospiti in diretta”. E ancora una volta il collega ribatteva sintetizzando in poche battute lo spirito dell’iniziativa: “Abbiamo risposto a tutto, ma le risposte sono state usate solo in parte. E allora abbiamo detto la nostra”. Segnando un precedente e, probabilmente, un nuovo paradigma.

da La Sicilia, 15 dicembre 2015

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