Critica della ragion comunicativa

Il logo della Comferenza 2018

Gli esiti nefasti osservabili soprattutto sui social media obbligano a un “disincanto” nei confronti della comunicazione e a una nuova stagione di studi e di ricerca. Ne è convinto il sociologo Mario Morcellini, presidente della Conferenza italiana di Scienze della Comunicazione e punto di riferimento in materia: “Abbiamo partecipato troppo al festival della bellezza della comunicazione. Questo festival si è esaurito e adesso dobbiamo capire cosa può nascondere e quali criticità si pongono”, ha detto l’ex preside di facoltà alla Sapienza di Roma e dal 2017 componente dell’Autorità per le garanzie nella comunicazione, nel corso della Comferenza, tradizionale incontro nazionale dei corsi di Scienze della Comunicazione, tenutosi a Palermo.

Il prof. Morcellini parla di “infondatezza di un atteggiamento euforico nei confronti della comunicazione”. E argomenta:

“C’è un fondamentale elemento di prova storico-sociale sottostante alla ‘critica della ragion comunicativa’ auspicata in questo testo: è la stravittoria del populismo nell’ultimo ventennio della vita pubblica italiana. Un trionfo che un intellettuale che ci manca come Ettore Bernabei riassumeva nell’attacco al carnevale televisivo. Oggi lo stesso clima di semplificazione del discorso si prolunga sul digitale. Nonostante i progressi quantitativi della comunicazione generalista, la scoperta sconvolgente di nuovi paradigmi comunicativi personali gratificati dalla rete, e perfino l’impressionante aumento di scolarizzazione e nuova qualità nei consumi culturali, inducono a registrare un’avvenuta riclassificazione di importanza della cultura, della scuola e dell’università”1.

Il nodo è proprio il rapporto tra comunicazione e cultura, che oggi fa registrare una dissonanza:

“Solo per i soggetti che avevano una discreta forza culturale la comunicazione si è rivelata una risorsa straordinaria di potenziamento, di empowerment; ma per un altro rilevante pezzo di società si è rivelata una drammatica criticità, nel senso che la comunicazione ha consentito di dare breviari minimi di saperi ultimativi, sbrigativi, che non sono un testamento che aiuta a leggere il mondo. Sarebbe quello che chiamiamo populismo linguistico e culturale, in cui si distribuisce una cultura sbrigativa che però dà al soggetto la sensazione di sapere di più e quindi gli dà una tracotanza, una rapidità, una violenza nell’espressione dei discorsi”2.

Non quello politico è l’oggetto della riflessione di Morcellini, ma “un populismo linguistico, sbrigativo, che ricorre alle semplificazioni, agli slogan, rinuncia al congiuntivo per definizione perché esso è struttura logica del pensiero e quindi idoneo alla riduzione di complessità”.

Il logo della Comferenza 2018
Il logo della Comferenza 2018

Quella del prof. Morcellini è una critica e anche una autocritica. Questo quadro stimola infatti nuovi filoni di studio, sui quali l’Università negli ultimi anni non è stata adeguatamente attenta. “Bisogna riconoscere per la prima volta almeno a livello di ipotesi macro che la comunicazione non è più automaticamente un elemento che garantisce un rafforzamento delle competenze dei soggetti sociali”, afferma Morcellini, che considera necessario un lavoro di ricapitolazione delle conoscenze in materia, dal quale potrà emergere che “la comunicazione ha cessato di essere la vitamina di allargamento della conoscenza organizzata del mondo, il modo cioè in cui il soggetto diventa più competente nella scena pubblica”.

Cosa implica questo sul piano della progettazione degli studi universitari? “I corsi di comunicazione devono avere la forza di non limitarsi a studiare i linguaggi esperti, competenti, ma tutti i linguaggi abitati in questo ambito di vita”. Questa è la sfida (e la conclusione di Morcellini): “Lavorare sul fatto che nessuno rinuncia alla bellezza della comunicazione ma neanche a vedere che a volte il suo luccichio è soltanto di plastica”.

1. Palermo Capitale della Comunicazione, IX Incontro nazionale dei Corsi di Scienze della Comunicazione 14-12-2018, Book of Abstracts
2. Intervento al IX Incontro nazionale dei Corsi di Scienze della Comunicazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *