Contro le bufale un patto fra… pelati

Pagina Petti Corriere della Sera

Si potrebbe chiamare “Il patto dei pelati”. O suscitare altri giochi di parole “in salsa” web. La vicenda che riguarda due importanti produttori di pomodori in scatola, Mutti e Petti, è significativa perché comprende sia un classico caso di “fake news”, sia un intelligente attività di comunicazione d’impresa.

Tutto nasce dalla notizia, diffusasi su Facebook e Whatsapp, su un presunto richiamo di lotti a marchio Mutti perché contaminati da arsenico: una classica bufala, in realtà, con tanto di comunicato artefatto del Ministero (per approfondire, https://www.davidpuente.it/blog/2017/11/16/bufala-ritirate-confezioni-della-passata-mutti-ce-arsenico/). La notizia, quindi, viene smentita tanto dal produttore, che ha annunciato azioni legali “a tutela della sua centenaria credibilità e immagine e per individuare i responsabili”, quanto dal ministero della Salute, che con il comunicato stampa n. 110 del 15 novembre 2017 ha negato la veridicità dei documenti circolati in rete e pubblicato il link al quale trovare l’elenco dei richiami effettivamente eseguiti. È intervenuta dichiarando falsa la notizia anche la Polizia Postale, che così ha argomentato a proposito della bufala:

Le fake news, e questa ne è un esempio hanno lo scopo di stimolare l’attenzione dei lettori su argomenti che destano curiosità; in realtà hanno la finalità di diffondere informazioni distorte o completamente false. Nel ‘caso Mutti’ la notizia della presenza di arsenico in un lotto di produzione potrebbe determinare un grave danno economico oltre ad un danno all’immagine dell’azienda. Ed ecco, pertanto, che la combinazione tra la struttura dei social network e una limitata capacità di attenzione determina la diffusione virale di una notizia, benché falsa. Diventa fondamentale, quindi, fornire soprattutto ai più giovani degli strumenti per riconoscere le notizie false da quelle vere, valutando ciò che viene proposto, in particolare sui social network, con spirito critico e attento, unica difesa contro le manipolazioni del ‘cattivo giornalismo’.

Ma l’aspetto più rilevante, a parere di chi scrive, e anche più originale in questa vicenda è il passaggio successivo, quello in cui a favore della vittima della bufala interviene (e investe) una diretta concorrente. L’azienda Petti, infatti, compra una pagina sul Corriere della Sera per pubblicare un messaggio di solidarietà che insieme è anche una “dichiarazione di guerra” contro le fake news. Il titolo recita “I nemici dei miei concorrenti sono miei nemici” e questo è il testo:

“Essere concorrenti significa correre insieme, gareggiare, essere disponibili a misurarsi, in campo sportivo o commerciale, poco importa, nel rispetto di regole condivise. Date queste premesse, quanto è accaduto a uno dei principali concorrenti nel nostro settore della lavorazione e della trasformazione del pomodoro, aggredito dalle famigerate fake news veicolate in rete, è molto grave. Si tratta di insinuazioni certamente maligne e sostanzialmente false, e la cosa ci indigna anche se non ci tocca direttamente. Ogni fake news è una ferita che grida vendetta per l’intero comparto, e non solo; che impone solidarietà tra tutti quegli operatori che lavorano con serietà, impegno e trasparenza, per garantire alla collettività dei consumatori e al Paese prodotti dalla qualità indiscutibile. La calunnia e la diffamazione, cose vecchie come il mondo, tradiscono la verità e umiliano le regole di un mercato che si sforza ogni giorno di mantenersi sano e corretto. Nel Barbiere di Siviglia Rossini dice che “la calunnia è un venticello, un’auretta assai gentile che insensibile sottile leggermente dolcemente incomincia a sussurrar […]. Come un colpo di cannone, un tremuoto, un temporale, un tumulto generale che fa l’aria rimbobar”. Fermiamo insieme quest’aria maligna che, se non controllata, trasforma le menzogne in verità”.

A parte la romantica e quasi superflua citazione dell’opera rossiniana, questa comunicazione istituzionale risulta particolarmente significativa intanto per la sua stessa iniziativa, ovvero la discesa in campo di un’azienda a difesa di una antagonista; in secondo luogo perché suggella la la pervasività e nocività del fenomeno delle bufale in rete, che rischiano di avvelenare tutto il campo in cui si trova il bersaglio. Una consapevolezza che vale la pena contribuire a diffondere.

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