Comunicazione e informazione nella PA, verso nuovi profili

Marianna Madia

La rovente estate 2017 promette di portare un po’ di sollievo a quanti si occupano di informazione e comunicazione pubblica. All’inizio di agosto, infatti, il ministro Marianna Madia ha prodotto un atto di indirizzo all’Aran nel quale, nell’ambito del rinnovo dei contratti dei quattro comparti individuati dalla riforma (Funzioni centrali, Sanità, Scuola, Autonomie locali), si indica la previsione del profilo professionale per gli addetti all’informazione e alla comunicazione della pubblica amministrazione.

Era stata la Fnsi a chiedere di definire il profilo del giornalista dell’ufficio stampa nell’ambito della contrattazione del pubblico impiego; dando seguito alla richiesta del sindacato unitario dei giornalisti, Madia ha poi incontrato il segretario generale della Fnsi Raffaele Lorusso, il presidente Giuseppe Giulietti e la vicesegretaria Alessandra Costante, delegata agli uffici stampa pubblici, per affrontare gli aspetti da discutere con l’Aran.
Una notizia in tale direzione era stata data, qualche settimana prima, anche all’assemblea nazionale dell’Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale (Compubblica). In quella occasione, il segretario generale Pier Carlo Sommo aveva spiegato che l’atto di indirizzo di proposta sindacale per il contratto collettivo nazionale del pubblico impiego conteneva «il riconoscimento per chi si occupa di comunicazione e informazione. Nel terzo obiettivo, sottocapitolo 3.2, si legge infatti:

“[…] In sede di rivisitazione dei sistemi di classificazione professionale, potrà infine essere affrontato il tema della individuazione di eventuali, specifici profili professionali per il personale addetto alle attività di informazione e comunicazione delle pubbliche amministrazioni […]”.

Insomma, si apre qualche spiraglio, da un lato, per il corretto, uniforme ed equo inquadramento dei giornalisti dipendenti della PA, dall’altro, per l’istituzione di un profilo di comunicatore pubblico, che è precisa istanza di Compubblica.
Ancora, a 17 anni di distanza dalla legge 150 del 2000, la sua applicazione non è infatti compiuta tantomeno per quanto riguarda la contrattualizzazione: se le Amministrazioni più grandi, specie negli enti locali, applicano il contratto di lavoro giornalistico ai giornalisti degli uffici stampa, molte altre (Sanità in primis), per quanto dotate in organigramma di ufficio stampa, non possono fare altrettanto perché nel relativo contratto il corrispondente profilo non esiste. Qualcosa potrebbe cambiare con la nuova contrattazione, al via dalla fine di agosto 2017.

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