Anatomia di una fake news

Lite fake in corsia

Esistono varie guide utili a riconoscere le fake news, con suggerimenti di genere diverso, che spaziano dall’analisi linguistica alla valutazione delle fotografie fino alla considerazione della URL. Mi piace applicare un insieme di queste indicazioni a una vera “fake” che mi sono trovato ad affrontare nel mio lavoro e che ho portato a dimostrazione in occasioni di formazione e in un’intervista tv.

Il caso che porto ad esempio è ancora online. Non citerò il sito per non favorire la lettura, dato che si tratta di una notizia inventata in toto e “vestita” come verosimile; non la linkerò e la riporterò come immagine nella versione semplificata della pagina: naturalmente, chiunque può ritrovarla in rete ma almeno avrà prendersi la briga di digitare per intero la stringa di testo.

Ho notato la news scorrere sul mio feed di Facebook in quanto condivisa da numerosi miei contatti. Non era in rassegna stampa, né mai c’è stata, in quanto il sito in questione non è una testata giornalistica registrata al Tribunale. E già questo è il primo elemento che gioca a sfavore della sua attendibilità. Dirò subito che la notizia è falsa e l’ho potuto appurare con il metodo tradizionale: chiedendo alle fonti che sarebbero state primarie, e cioè il personale che a vario titolo sarebbe stato coinvolto; nessuno ha avuto riscontro anche lontano o assimilabile a quanto riferito. Dunque, l’applicazione della griglia anti-fake, per quanto inizialmente utili a un sommario discrimine, è un esercizio a posteriori.

Ecco, di seguito, l’elenco dei criteri in ordine di valenza rispetto al caso in oggetto.

  1. Approssimazione e povertà di dettagli. Il racconto è generico e l’unico elemento più preciso (iniziali ed età dell’interessato) ha tutta l’aria di essere artefatto.
  2. Errori linguistici, in questo caso soprattutto sintattici, con uso improprio della punteggiatura. La notizia è un’unico periodo senza un solo punto ma con una serie di virgole, mentre la città è scritta in minuscolo.
  3. Uso di iperboli. Caos, rissa, assurdo: due sostantivi e un aggettivo utilizzati nel titolo e nell’incipit.
  4. Titolo lungo. In questo caso è di 17 parole, mentre la scuola giornalistica avrebbe espresso lo stesso concetto e gli stessi dettagli anche con la metà del testo.
  5. Schema narrativo fisso. Una situazione “assurda” che degenera in rissa… cliché già visto. Anzi ripetuto dallo stesso sito in un’altra presunta notizia.
  6. Corredo iconografico generico. La fotografia utilizzata è molto vaga, le figure ritratte e i luoghi non sono identificabili e infatti, utilizzando TinyEye, si scopre che è stata utilizzata altre volte per news simili, anche in Macedonia.

Fin qui gli elementi individuabili. Ne mancano alcuni “tipici”, dalle URL bizzarre fino all’uso di imperativi. E se quelli presenti non fossero già piuttosto eloquenti, ci sarebbe il metodo giornalistico ad affermare la forza della realtà.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *