#BastaBufale, appello utile ma non basta

Ho sottoscritto l’appello #BastaBufale, che tra i primi firmatari vanta nomi noti del web come Paolo Attivissimo, Michelangelo Coltelli, David Puente e Walter Quattrociocchi. Personalmente, non mi ha convinto tanto la portata dei sostenitori, né l’invito della promotrice Laura Boldrini, quanto il contenuto: in particolare, quello rivolto al mondo dell’informazione. Se ho aperto e curo questo blog è anche perché colpito dalla quantità di bufale in circolazione (condivise e rilanciate pure da persone a vario titolo a me vicine) e consapevole dell’enorme vulnus che ne deriva.
Condivido in pieno i passaggi centrali dell’appello:

Le bufale creano confusione, seminano paure e odio e inquinano irrimediabilmente il dibattito.
Le bufale non sono innocue goliardate. Le bufale possono provocare danni reali alle persone, come si è visto anche nel caso dei vaccini pediatrici, delle terapie mediche improvvisate o delle truffe online.
Questo è il tempo della responsabilità. È necessario mobilitarsi, ciascuno di noi deve fare qualcosa per contrastare la disinformazione e contribuire a tutelare la libertà del web e la dignità di chi utilizza questo spazio che offre enormi opportunità culturali, relazionali ed economiche.

L’appello, poi, individua alcuni ambiti particolarmente sensibili: scuola e università; informazione; imprese; social network; cultura, sport e spettacolo. Del secondo settore, l’appello riporta:

In questo momento è di primaria importanza che i giornalisti e gli operatori dell’informazione aumentino lo sforzo del fact checking, del debunking – l’attività che consente di smascherare le bufale – e della verifica delle fonti. Così come gli editori dovrebbero, attraverso un investimento mirato, dotare le redazioni di un garante della qualità che sia facilmente accessibile ai cittadini, come già avviene in alcune testate.

Nella mail di conferma e ringraziamento della sottoscrizione, la Boldrini promette un incontro pubblico e anticipa che chiederà, “anche a nome di tutte le persone che hanno firmato, quali iniziative intendano assumere per fronteggiare il rischio derivante dalla diffusione di notizie false”. La mia iniziativa, sostanzialmente, è nell’impegno a scriverne e, prima ancora, a documentarmi, da cui ho intanto ricavato la convinzione che iniziative come l’appello pubblico contribuiscono sicuramente alla maturazione della consapevolezza sul rischio bufale, ma comunque non bastano. Di qui, anche, i prossimi articoli di approfondimento.

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